Come / dove ti vedi tra 10 anni?

3 ottobre 2010 1 commento

Pare sia una domanda piuttosto frequente durante i colloqui di lavoro. Debbo dire che non ne ho affrontati molti prima di trovare l’attuale impiego. Il selezionatore che più mi piacque fu quello che non mi pose questa domanda e difatti andai a lavorare per la sua società. Nell’arco di tre anni e poco più questa squisita persona che allora mi risparmiò il supplizio di inventarmi su due piedi un’improbabile futuro, è diventata il mio capo.
Venerdì me l’ha chiesto, a tradimento, dopo colazione.
“Allora, sono cose a cui bisogna pensare: dove ti vedi tra dieci anni?”
Sudore, imbarazzo, il cornetto grasso appena mangiato che si ripropone come la più pesante delle peperonate.
Gli ho vigliaccamente rigirato la domanda.
“Be’, sei tu a occuparti della pianificazione aziendale. Dove mi vedi nei prossimi dieci anni?”

Abbiamo finito di fumare la sigaretta mattutina e siamo tornati a lavorare.
Prometto di non farmi più cogliere impreparata. Il mio piano per il futuro è quello di studiare un’adeguata coreografia per il brano , abbracciare l’intervistatore del caso e ballare.

Chiavi di ricerca

19 settembre 2010 2 commenti

Una cosa che mi ha sempre affascinato sono le chiavi di ricerca tramite le quali i navigatori raggiungono i vari siti. WordPress mi informa che alcune persone sono arrivate al mio blog ricercando:

puzza forte dal frigo
puzza pestilenziale frigo
carne vermi frigorifero corrente
frigo puzza larve
frigorifero puzza

Avverto un leggero senso di disperazione in questo. Immagino persone tornate dalle vacanze che trovano la morte in casa, come ho raccontato in un post precedente, e invece di aprire il frigo e constatare l’amara verità accendono il computer e cercano su google le cause del male. A queste persone voglio dire: non perdete altro tempo al pc, sigillate il frigo come se si trattasse di un sarcofago mortale e spendete questi dannati 300 € necessari all’acquisto di un nuovo elettrodomestico.

Qualcun altro invece è approdato qui cercando

blog ragazza squillo

Amico segaiolo, immagino la tua delusione. Tuttavia sei a un passo da ciò che cerchi: dirigiti con fiducia presso il sito dell’amico MaxTux, dove troverai ciò che desiderì.

Categories: personalmente

da J. Saramago – Storia dell’assedio di Lisbona

1 settembre 2010 2 commenti

[...]Un terzo delle nostre brevi vite lo passiamo a dormire, non c’è nessuno che lo ignori, e basta solo dare uno sguardo alla nostra personale esperienza, fra il coricarsi e l’alzarsi i conti sono subito fatti, scontando le insonnie se qualcuno ne soffra, e, in genere, il tempo speso in esercizi notturni di arte amatoria, ancora e sempre apprezzati e praticati nelle ore cosiddette morte, nonostante la crescente diffusione degli orari flessibili che, in questo e in altri particolari, sembrano finalmente avviarci alla realizzazione dei sogni d’oro dell’anarchia, cioè quell’auspicata età in cui ciascuno potrà fare quello di cui avrà davvero voglia, alla sola condizione, elementare, di non ferire o limitare la voglia del suo prossimo. Sì, non c’è niente di più semplice, ma il fatto che fino a oggi non siamo riusciti neppure a identificare con durevole esattezza il nostro prossimo tra la folla degli estranei, ci dimostra, se ce ne fosse bisogno, quanto per tradizione sapevamo, che la difficoltà di realizzare ciò che è semplice supera in complessità tutti i mestieri e le tecniche, o, in altre parole, è meno difficile concepire, creare, costruire e maneggiare un cervello elettronico che trovare nel nostro la semplice maniera di essere felici. Tuttavia, dopo un tempo ne viene un altro, si diceva, e la speranza è sempre l’ultima a morire. Purtroppo, invece, la nostra può cominciare a morire subito, perché il tempo che ancora manca alla felicità universale lo si conta con misure astronomiche, e questa generazione non aspira a vivere tanto, oltre al fatto che è evidente quanto sia scoraggiata. [...]

Categories: letture, personalmente

La ragazza squillo

18 agosto 2010 1 commento

Questo post risale a un paio di anni fa, era su un vecchio blog che ho abbandonato. La ragazza di cui si parla non si chiama ovviamente Dqualcosa, ma Maria avrà senz’altro capito di chi si tratta :) Per la cronaca: non ricevo più squilli da circa un anno e la cosa un po’ m’inquieta.

Ho conosciuto D. all’università, nell’ormai lontano 1998. Ero allora una ragazzina più o meno motivata, felice di essere dov’ero, a mio agio nei panni della studentessa universitaria.

E’ durato pochissimo.

Quando ho conosciuto D. avevo fame di relazioni, di affetto, di amicizia; condizione che tuttora ogni tanto mi sento addosso, seppur in modo più tenue e disilluso.

Non avevo alcunché in comune con D.: la musica che ascoltava mi faceva schifo, non le piaceva leggere, non si interessava di politica, non andava ai concerti. Non eravamo nemmeno nella stessa fascia di corsi. Eppure ci incontravamo in cortile a chiacchierare io, lei e alcuni amici in comune. Deve essere stato in una di queste occasioni che ci siamo scambiate i numeri di telefono.

Non la vedo da almeno 2 anni; l’ultima volta mi disse che si era laureata e stava facendo il tirocinio.

Veniamo al dunque: dal 98 ad oggi, D. mi fa uno squillo sul cellulare almeno una volta a settimana (con punte di 5 squilli) e angoscianti periodi in cui sparisce per 2-3 settimane per poi riprendere con 2 squilli al giorno. All’inizio rispondevo allo squillo con un altro squillo, senza chiedermi il perché, nonostante fossi un tantino perplessa. Hai qualcosa da dirmi? Fammi una telefonata, anche brevissima, mandami un messaggio, diamoci un appuntamento per chiacchierare. Le ho chiesto una volta il perché dello squillo, la risposta è stata: è per dirti che ti penso.

Non ho osato ribattere. Non ho saputo cosa dire. Forse avrei potuto risponderle che nemmeno mia madre mi pensa così spesso (e di sicuro non si sogna di farmi squilli sul cellulare), ma a che pro? Perché disilludere una persona che, pur essendo tanto diversa da me, riconosco come solare, disponibile, aperta al mondo e quindi molto migliore di me? Ho deciso di accogliere gli squilli come una piacevole lusinga, una carezza alla mia definitivamente compromessa autostima.

(Lo so, faccio schifo.)

Le cose sono andate peggiorando nel tempo. Ci sono stati momenti in cui gli squilli erano diventati impossibile da gestire; arrivavano nei momenti più inopportuni e se non rispondevo nel giro di un minuto, era un trillare continuo fino a sera. Più volte ho provato a richiamarla (confesso: anche per notificarle del pietoso stato in cui ha ridotto le mie già provate gonadi), a mandarle messaggi, ma niente: alle chiamate non rispondeva e ai messaggi replicava con… Non fatemelo scrivere di nuovo. Me la immagino scorrere annoiata la rubrica del cellulare, pigiare il tastino verde e riagganciare poco dopo. Scommetto che è diventata velocissima.

Stasera l’ultimo squillo. D. mi pensa, dunque, e ha deciso che io e lei dobbiamo continuare a comunicare in questo modo, senza margini di discussione. In fondo mi merito di essere vittima della mia bassa autostima e delle insondate pulsioni di una ragazza squillo.

Categories: personalmente

La morte viene dal frigo – PHP anyone?

15 agosto 2010 4 commenti

Questo post giace tra le bozze dal 26 giugno. Visto che Maria mi suggerisce di non pensare, ma agire, lo pubblico così come l’ho lasciato mesi fa.

Stasera. Torno a casa alle 19, ho lavorato tutto il giorno. Un fetore insopportabile mi investe non appena apro la porta: mia madre sta facendo bollire della trippa di vitello in una pentola. È la cosa più disgustosa che abbia mai sentito, non so se avete presente. Per dare un’idea: lumache bollite + peti + morte. Passo mentalmente in rassegna tutti gli odori peggiori che le mie narici abbiano mai affrontato e mi ricordo dell’estate del 1993.

Avevo da poco superato gli esami di terza media. I miei genitori avevano deciso di passare un paio di settimane in Umbria, presso la casa di uno zio.

Dovete sapere che i miei, per mentalità, tendono a riempire il frigorifero e la dispensa di ogni genere alimentare possibile, come se da un momento all’altro dovessimo affrontare una carestia. A casa mia non si fa la spesa, si fa la scorta.

Quella volta mia madre aveva esagerato: il freezer era pieno di carne e pesce, il frigo traboccava di formaggi e verdure. Prima di partire mio padre si premurò di chiudere il gas, l’acqua, la luce. Passammo due settimane in pieno relax, al fresco delle colline umbre, lontani dall’afa di Roma. Al ritorno, il dramma. Mio padre non aveva solo staccato la luce, aveva tolto la corrente elettrica a tutto l’appartamento. Frigorifero compreso. I vicini ci dissero che stavano per chiamare i pompieri, perché una puzza così forte faceva pensare a un morto in casa. La nostra aria di famiglia tranquilla non ci metteva certo al riparo dai sospetti, visto che nel recente passato un giovanotto dall’aria rispettabile aveva fatto ben di peggio. Nel nostro frigo non c’era un morto, c’era un intero carico di morte, mosconi, larve, apocalisse. Io suggerii di sigillare l’elettrodomestico e buttarlo via come fosse un sarcofago. Il frigo aveva però solo un anno di vita e i miei si rifiutarono categoricamente: puliamo tutto, altroché. Tentammo tutti i rimedi casalinghi conosciuti, poi passammo ai detergenti più aggressivi, ma niente. La puzza era lì per restarci e ogni nuovo cibo che andava nel frigo prendeva quell’odoraccio; così imparammo a incartare in vari strati di plastica ogni singola cosa, in modo da evitare la contaminazione pestilenziale. Si trattava però solo di un blando palliativo e negli anni successivi abbiamo consumato un’infinità di buste di plastica: sospetto che economicamente sia stata una scelta svantaggiosa, sarebbe stato molto meglio buttare subito il puzzone. Perché tanta insensata ostinazione? “Siamo una famiglia di pezzenti che non può permettersi un frigo nuovo”, ho pensato per molto tempo. Lo scorso anno quel maledetto si è finalmente rotto ed è finito a Malagrotta, credo, a fare compagnia ad altri maleodoranti resti. Mia madre mi ha telefonato sul lavoro (lo fa solo in caso di eventi straordinari) per darmi la felice notizia.

Avrei bisogno di imparare a programmare in PHP e sono alla ricerca di consigli: un manuale facile facile per gente svogliata e incostante esiste? Link? Tutorial? Attendo suggerimenti.

Temporeggiare

17 giugno 2010 2 commenti

Da mesi mi ripeto che voglio aprire un mio sito personale. Ho pagine e pagine di codice sparse sul pc in varie cartelle, hard disk portatili colmi di disegnini, note, bozze di template. Non trovo il tempo (e la voglia) di sistematizzare il tutto in un insieme almeno apparentemente coerente, quindi ho pensato di aprire questo blog ad uso collettore del mio disordine. Intanto prendo tempo e ripenso a come voglio impostare il mio sito. Vedrà mai la luce?

Hello World!

17 giugno 2010 Lascia un commento

Non si comincia sempre così?

Categories: personalmente
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